martedì 17 gennaio 2017

Forse un giorno
mi scapperà una poesia fatta di erba e latte
di rossori e di luce , di parole fraterne 
come si può e si deve .
Se la tivù non mi avrà rimbambito del tutto
tornerò al perlage che cresce dal profondo
al primo tempo di verve e di lentischio
alla sventata di passero improvviso
che scheggia nell'azzurro
e ti si porta via di frodo in paradiso
Farò tesoro dell'essere vissuto
con la botte e col cerchio
da bravo ragioniere mortodifame
-pardon , morto con la sua fame di vivo irriducibile
e resuscitato per caso col ballo di san vito
d'orgoglioso grafomane reiterato e cocciuto
Dirò alla vita , con grande faccia tosta
che la palinodia è un esercizio vano
che m'illumino d'immenso soltanto a capodanno
che la malia del sogno l'ho sempre frequentata
andandomene a letto col pigiama
e sognicchiando con un occhio solo
Sarà poesia di lama e d'innocenza
e i calci negli stinchi
i topici furori allineati e coperti da una vita
si metteranno le mani nei capelli
vedranno i sorci verdi
nel leggermi una volta , come un tempo
fittavolo del mondo che non muta.
Eugenio Montale
   via lievito


 


 


 

venerdì 13 gennaio 2017

mulinando parole al vento,
sepolti sotto una tastiera
Dove cominciano i canti


martedì 10 gennaio 2017

C’e sempre stata una casualità nei pensieri umani
C’è sempre stato uno spirito negli uomini, segmenti casuali di codice e sinapsi per poi formare protocolli imprevisti.
Del tutto inattesi questi radicali liberi generano richieste di libera scelta,creatività e persino la radice di quella che potremmo chiamare un’anima.
Perchè quando siamo lasciati al buio…cerchiamo la luce?
Perchè se siamo in uno spazio vuoto e lasciati lì..ci cerchiamo fra noi piuttosto che restare soli?
Come spieghiamo questo comportamento?
Solo segmenti casuali di codice genetico, o è qualcosa di più?
Quand’è che uno schema percettivo diventa coscienza?
Quand’è che la ricerca ” diversa” diventa la ricerca della verità?
Quando è che la verità di un’altra persona diventa la particella amara di un’anima?

    


Io, Robot


venerdì 6 gennaio 2017

L`accesso allo storico ha reso intere fasi delle partite di scacchi simili a quelle della dama- sequenze che seguono uno schema ideale mandato a memoria- in particolare le aperture. Si possono eseguire le prime sedici o venti mosse semplicemente "recitando" lo storico. Ma, fatta eccezione per rarissimi casi, a un certo punto si arriva a una "novità", una configurazione di pezzi che non si è mai verificata nella storia dell`universo. Nel gergo scacchistico la mossa successiva è definitiva "fuori dallo storico". I due avversari a quel punto sono soli, senza una storia, senza stelle morte a indicare la rotta.

Jonathan Safran Foer ( Eccomi)



martedì 3 gennaio 2017


Mediumcrazia ( metempsychosis for dummies)

p. s. strambi calembour fuori fuoco a parte, credo che le piante ci abbiano creato perché si annoiavano. Non so dire a questo punto della storia se le abbiamo deluse o meno


domenica 1 gennaio 2017

"Qualsiasi maschera, persino una faccia da demone o una maschera da guerra zulu`, appare innocua finché non viene indossata. Se indossata correttamente, una maschera si anima. Il volto - per quanto grotteschi o enfatizzati siano i suoi lineamenti - sembra prendere vita, mutare d`espressione, e comunicare, attraverso i gesti e i movimenti di colui che la indossa, lo spirito emotivo del personaggio raffigurato. Questo genere di animazione creativa può sortire un profondo effetto sul pubblico, e ancor più profondo si chi indossa la maschera. Lo spirito della maschera - che può essere quello di in dio, di una bestia, di un oggetto inanimato o di una qualche forma di vegetazione - così come si emana all`esterno, nel mondo, penetra anche all`interno, nell`inconscio della persona che la indossa. È questo il vero scopo della maschera: trasportare colui che la porta, gradualmente, mediante l`estasi indotta dallo sforzo fisico ( solitamente una danza primitiva) , in una dimensione che sia condivisa dai due personaggi principali, l`uomo dietro la maschera e lo spirito da essa simboleggiato. In questa dimensione oscura e fantasmagorica è possibile per l`individuo mascherato svestirsi della quotidianità, riconciliarsi con forze naturali che vanno al di là della comprensione conscia"

Donald Antrim ( I cento fratelli)



mercoledì 28 dicembre 2016

Con gli occhi pieni di rondini ("potevamo anche chiamarlo sonno")